Istanze dell’esoterismo passato e presente

Agnone (IS), 12-14 Settembre 2014 – Istanze dell’esoterismo passato e presente

Il Palazzo della Città e l’Accademia Atene del Sannio presentano:

Un focus di tre giornate che intende offrire molteplici valenze ai partecipanti. Assistere alle relazioni in programma avvalendosi di un confronto costante con gli studiosi stessi e con gli altri convenuti. Un soggiorno di media montagna isolato dalle grandi vie di comunicazione, immerso nella semplice pace rurale. La riscoperta delle tracce delle culture avvicendatesi nell’entroterra italico secondo una prospettiva né “minore” né “micro”, ma piuttosto profonda e verace (ci troviamo nelle terre dove il nome Italia fu per la prima volta usato formalmente dalla confederazione di popoli che sfidò il potere Romano durante la Guerra Sociale del 91 a.C.

I partecipanti saranno alloggiati ad Agnone nel quattrocentesco Palazzo della Città, oggi ristrutturato e adibito a struttura ricettiva.

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Cagliari 28.06.2014

Presentazione di Rosa Mystica e del libro di Luigi Pruneti, Il Mistero del Re del Mondo e la mitica Agartha

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“Senza Titolo” (Anche se è il mio quasi compleanno)

OPERE di GIANMARIA GIANNETTI

A cura di Carmelo Cipriani

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA

SPAZIO PURGATORIO

Via Alfonso Giovine,  Centro Storico, Ostuni,  21 – 30 GIUGNO 2014

INAUGURAZIONE SABATO 21 GIUGNO 2014

ORE 19:00

Il secondo evento con cui per quest’anno la Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni movimenta lo Spazio Purgatorio, è rappresentato dalla mostra con cui Gianmaria Giannetti ci presenta i suoi nuovi lavori: “Senza Titolo (Anche se è il mio quasi compleannoi)”.

Personaggi strani, un po’ funesti ma buffi sono quelli che si affacciano dalle opere di Giannetti che sceglie di raccontarci di una vita passata, lontana ma non troppo, vissuta però con gli occhi del “ragazzo” di oggi.

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Poliorama 2014

II appuntamento per la quarta edizione di Poliorama, la rassegna itinerante organizzata dall’associazione culturale “Villa dei suoni”, sotto la direzione di Maria De Filippis,
Sotto il segno della qualità, della valorizzazione della terra di Puglia, dei talenti locali e della varietà degli artisti e dei generi, questo è il percorso che accompagnerà il pubblico da aprile a luglio, con Poliorama 2014 IV edizione, attraverso un itinerario multisensoriale, in cui gli ascoltatori saranno stimolati contemporaneamente anche da fotografi e dalla presentazione di libri di autori di rilievo.

Il secondo appuntamento è fissato per domenica 22 giugno 2014 h 19,00 a VILLA CARAFA – Andria. Presentazione del libro del Prof. Luigi Pruneti ed. La Gaia Scienza dal titolo: Il mistero del re del mondo e della mitica Agharta. Relatori il Prof. Paolo Maggi e l’Avv. Ivan Iurlo. La serata sarà introdotta da una danza di benvenuto dall’ armena Lily Indayani. Dopo la presentazione ancora due danze con i costumi tipici. La serata sarà conclusa con un aperitivo rinforzato. INGRESSO LIBERO

Link alla locandinaContinue Reading

Presentazione di Rosa Mystica a Cagliari

Sabato 28 giugno 2014, alle 18.00, presso la sala Consiliare di Palazzo Regio a Cagliari, con il Patrocinio della Provincia di Cagliari, l’Ateneo Tradizionale Mediterraneo e il Rettore Luigi Pruneti sono lieti di presentare la nuova rivista Rosa Mystica

Per scaricare l’invito clicca qui

Link alla locandina

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per informazioni:
info@ateneotradizionale.it
quaderno.rosamystica@gmail.com
Michele Puxeddu +39.339.6919.960

Adda Saga abruzzese

P. LACHERT, Adda Saga abruzzese. Romanzo – Romanza, Tipheret – Gruppo Editoriale Bonanno, Acireale – Roma 2014, pp. 395, €. 20,00.

Adda Saga abruzzese di Piotr Lachert è un bel romanzo, una fabula affascinante, che ripropone la saga particolare e unica della sua vita.

Egli, figlio della mitteleuropa, prodiga di orfani abbandonati nel manto oscuro del secolo breve, è di conseguenza un Odisseo contemporaneo, al tempo stesso sognatore e razionalista, come lo fu il figlio di Laerte. Ulisse nel suo lungo viaggiò errò sospinto dai venti ora benevoli di Eolo ora procellosi di Poseidone, Piotr invece fu balestrato per le contrade del vecchio continente dalla brezza della musica e il suo vascello fu il pianoforte, la cui tastiera, con l’alternarsi di tasti bianchi e neri, ripropone la luce e le tenebre dell’esistenza. Le dita del tempo scorsero veloci su quelle tarsie d’ebano e d’avorio generando una sinfonia dolorosa ed esaltante d’amore e di morte, di delusione e di speranza.Continue Reading

Dal mito di Serapide all’Allegoria della Prudenza

Osservazione 2014

Gabriella Di Trani
Dal mito di Serapide all’Allegoria della Prudenza
Riflessione mai interrotta sul tempo

video – installazione

Martedì 3 giugno 2014 alle ore 18,00 a Roma presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la mostra: Gabriella Di Trani, Dal mito di Serapide all’Allegoria della Prudenza a cura di Ivana D’Agostino. L’esposizione rimarrà aperta fino al 20 giugno 2014 secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.
L’evento è il terzo appuntamento di Osservazione ciclo di sei mostre promosse dall’associazione culturale FUORI CENTRO con l’intento di L’evento è il terzo appuntamento di Osservazione ciclo di sei mostre promosse dall’associazione culturale FUORI CENTRO con l’intento di riflettere sul ruolo dell’arte, il suo valore e campo d’azione.
Adeguato complemento di una lunga ricerca artistica maturata negli anni sulla riflessione sul tempo nel suo divenire ciclico, Gabriella Di Trani completa oggi questo interesse per un tema più volte considerato attraverso linguaggi artistici diversificati al cui centro, però, aveva sempre posto la pittura, mettendo in atto una concettuale installazione video di speciale complessità e bellezza in cui la pittura, spodestata del suo valore di “unicità irripetibile”, compare invece come “storia narrante” dell’Allegoria della prudenza raccontata con le immagini dei dipinti da lei realizzati sul tempo, e nel tempo.
La riflessione mai interrotta da Gabriella Di Trani sul tempo e sull’Allegoria della prudenza, il quadro di Tiziano, che nelle tre teste dipinte di un vecchio, di un uomo maturo e di un giovane rende visivo il trascorrere del tempo, trova il suo più attuale compimento in questa video-installazione site specific: tre scomparti/finestre di algida magrittiana purezza che risolvono attraverso immagini ottenute con le nuove tecnologie applicate all’arte più antiche e costanti riflessioni dell’artista sull’esistenza nel suo divenire. Sostituita la pittura in quanto tale da un sapiente montaggio dei suoi quadri di impronta neo-pop, da sempre attenti alle sollecitazioni dei media e della comunicazione pubblicitaria di massa, il video così ottenuto, trasmesso a ciclo continuo, in perfetto sincrono con le immagini, si accompagna a musiche verdiane, di Vivaldi e ritmati cori bulgari.
Alla triplicità delle finestre della video-installazione e delle tre età della vita a cui allude l’Allegoria della prudenza, ci riconducono anche il lupo, il leone e il cane impressi sui tre velari dislocati nello spazio come soglie di passaggio tra passato, presente e futuro dell’esistenza umana, così da avvalorare ulteriormente il divenire ciclico dell’esistenza, come fa Ourobouros, il mitico serpente che si morde la coda.

animazione e montaggio: Pablo Argentino Storino

musiche originali ed esecuzione: Cristiano Argentino Storino e Fabio Salberg

Montenegro 21.05.2014

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Accordo con l’Università Donja Gorica Montenegro

Il 21 Maggio 2014 a Podgorizza (Montenegro), il Rettore dell’Università Donja Gorica Prof. Veselin Vucotic e il Rettore dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo Prof. Luigi Pruneti, hanno sottoscritto un accordo accademico quinquennale per organizzare un programma di studi e ricerche congiunte su vari livelli, al fine di portare avanti un progetto di stretta collaborazione in ambito scientifico tra i due istituti.

Per visualizzare l’accordo ed il programma clicca qui

Guarda la foto gallery dell’evento, clicca qui

Lo sguardo nel tempo

LO SGUARDO NEL TEMPO

Opere di ALESSANDRO TOFANELLI
a cura di Gabriella Damiani

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
PIAZZETTA CATTEDRALE
OSTUNI (BR)
24 MAGGIO – 8 GIUGNO 2014
VERNISSAGE:  Sabato 24 maggio 2014, ore 19:00

Il secondo appuntamento inserito nel calendario delle mostre e degli eventi per questa estate 2014 della galleria Orizzonti Arte Contemporanea è affidato alla mostra dal titolo LO SGUARDO NEL TEMPO dell’artista Alessandro Tofanelli che fa del paesaggio il protagonista assoluto dei suoi dipinti. Diversi i critici che hanno scritto sul suo lavoro; infatti usando le parole di Antonella Serafini: “Alessandro Tofanelli, pittore ma anche uomo di cinema e di televisione, cammina nel paesaggio sin dalla nascita. Il grande parco di Migliarino è stato il luogo della sua infanzia, quello dove ha scelto di porre la sua dimora e, prima ancora che soggetto della sua pittura, è stato ed è tuttora, oggetto dei suoi documentari, nonché protagonista principale dei suoi film”.

Oppure prestando attenzione alle righe scritte per lui da Silvano Ambrogi:
“L’indeterminatezza dello spazio e del tempo è propria quindi sia dei quadri nei quali sono stati rappresentati solo elementi naturali o di paesaggio, sia dei quadri in cui compare una figura umana, e dice a noi che guardiamo che quello spazio e quel tempo che stiamo osservando sono di esclusiva proprietà di chi il quadro lo ha dipinto. È questo un altro modo per rappresentare il legame assoluto che lega il pittore Alessandro Tofanelli ai luoghi che dipinge, un modo che non passa semplicemente per la loro riproduzione naturalistica, ma passa attraverso la capacità di rendere quei luoghi estranei alle vicende del quotidiano”.
Ma forse quello che più emoziona ed avvicina al mondo ed al mistero della pittura di Tofanelli è quello che traspare da un racconto di Antonio Tabucchi ispirato proprio ad una sua opera, in cui la “lettura” del quadro diviene una realtà sospesa, ignota, forse mai esistita, a metà fra il sogno e la musica.
Da “Racconti con figure” di Antonio Tabucchi, Sellerio Editore, Palermo, 2011

Prefazione:
“Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto “prigioniero” davanti a Las Meninas di Velazques, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l’enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del Convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico”.
Dalla suggestione di un’immagine, soprattutto dalla pittura, nascono questi racconti di Tabucchi. Ma a sua volta il racconto sembra catturare in un’altra dimensione le figure che lo provocano: è quella contea fantastica dove, come scrisse Leopardi, “l’amina immagina quello che non vede”. Così le figure sembrano risvegliarsi dalla loro immobilità, acquistano vita, da immagini diventano personaggi e interpreti delle loro storie…
Una finestra sull’ignoto
(scritto per l’opera “Presto o tardi” di Alessandro Tofanelli)
Perché era andato ad abitare lì? Non lo sapeva. O meglio, lo sapeva. A causa di un paesaggio che gli avrebbe fatto abbandonare l’inquietudine: grandi spazi, campagne, silenzi, le case di una volta, quando le case erano case e dentro, con le persone, c’erano gli arnesi, gli attrezzi, tutto quello che serviva alla vita di ogni giorno e che si svolgeva intorno, vicino alle case dove si stava.
Però un giorno era venuto l’architetto, un suo amico, bravo architetto nelle grandi città dove si costruiscono grandi edifici di vetro e di acciaio, bellissimi a vedersi, e gli aveva detto: “ Questa è una parete che ti nasconde il paesaggio, devi aprirci una finestra, sarà come un quadro dentro la tua casa, ma un quadro naturale nella cui cornice accogli la natura, perché la natura devi lasciarla entrare dalle finestre, non puoi vietarla con un muro”. E disegnando con il gesto delle braccia un’immaginaria finestra in quella parete di cucina dove c’erano le mensole con il sale e il pepe e l’olio e le pentole appese a un chiodo, aveva continuato: “Via tutto questo vecchiume, lo sposti nella madia o nella credenza: sotto la finestra ti ci faccio una mensola di travertino, ci posi una ciotola, due mele o due arance, come se fosse un piccolo altare di campagna, un’umile natura morta che accompagna la maestosa umiltà del paesaggio”.
E lui aveva osato replicare: “No, di travertino no, ti prego, non voglio del travertino in casa mia”.
“D’accordo” aveva risposto l’architetto, “te lo faccio in gesso, e te lo dipingo in falso travertino, in modo che si veda bene che è un modesto gesso da contadini che vorrebbe essere travertino. E a questa finestra non ti ci metterò né ante né persiane, tanto è a nord e il sole, che qui è feroce, non ti batterà sul tavolo in maniera troppo violenta, ma potrai vedere il crepuscolo, perché d’estate, quando la notte scende e la calura si smorza, qui il cielo diventa cobalto, le chiome degli alberi si accendono di un verde insolito, hai notato che strano tipo di verde assumo questi alberi? Il verde è un colore composto, per farlo ci vogliono il giallo e l’azzurro, le foglie perdono l’azzurro e gli resta un giallo che le prime ombre notturne punteggiano di scuro, come se fossero mappe di ignote geografie. L’ideale sarebbe lasciarla, questa finestra, aperta all’aria e ai venti, come se il suo interno senza soluzione di continuità arrivasse nell’esterno e l’accogliesse. E tu bevendo un bicchiere e preparando la tua cenetta mentre ascolti musica, perché so che mentre ti prepari la cena, ascolti musica, non hai più una parete davanti a te, ma l’apertura su ciò che ti circonda.
Questo sarebbe l’ideale, ma anche i più alti desideri dell’architettura hanno un limite, anche qui arriverà l’inverno, ti entrerebbe la pioggia e il vento, e dunque, per ovviare, ci metterei un foglio di plexiglas, neppure due centimetri, ma così impercettibile, come lo fanno ora che sembra aria, e ti assicuro che a volte sarai tentato addirittura di mettere la mano fuori per sentire il fresco della sera.
A proposito, cosa ti piacerebbe ascoltare, mentre bevi un bicchiere di vino e ti prepari uno spaghetto, prima di affrontare la notte e i tuoi pensieri che sul foglio bianco si trasformano in parole?”.
“Dipende”, aveva risposto lui, “di solito Mozart, ma anche Chet Baker, soprattutto quando canta con quella sua voce roca e sussurrata, mi calma l’inquietudine, mi fa da ninnananna e mi tranquillizza, anche perché strascica talmente le parole che non le capisco, sembra una nenia antica, poi attacca con la tromba in sordina e ti porta via”.
Stava calando la sera, il cielo si era fatto di cobalto, gli alberi si stavano tingendo di giallo, come se il verde delle foglie fosse caduto all’improvviso. Lui si stava preparando uno spaghettino con dei pioppini che aveva raccolto nel tronco di un albero, con un pizzico di caprifoglio e pecorino locale, mise il disco di Chet Becker, alzò gli occhi e vide la casa dietro la sua. E’ una casa abbandonata, gli aveva detto il proprietario, una volta ci abitava una famiglia di contadini venuta ai tempi delle alluvioni del Polesine, ma erano morti tutti da anni. Le finestre al piano superiore erano accese, una più grande e d una più piccola che doveva essere la finestra della soffitta. E sulla facciata una luce triangolare disegnava un’illuminazione di esatta geometria, come se vi fosse proiettata, perché lampioni non se ne vedevano. E sull’angolo della casa c’era una ruota appoggiata alla parete che sembrava la ruota posteriore di una bicicletta. E poi gli parve di vedere un’ombra che svicolava dietro l’angolo della casa e entrava nel buio, ma di questo non fu sicuro, forse era stata la sua immaginazione. Allora si avvicinò alla finestra, e d’istinto tentò di mettere la mano fuori, come per fare un cenno a qualcuno che non c’era o toccare semplicemente l’aria dall’esterno. Ma la sua mano urtò contro il plexiglas. Vi appoggiò il palmo e subito lo ritirò. Sul plexiglas restò per un attimo l’impronta del suo sudore. Spense la musica e si mise in ascolto. Pensò a com’era strano guardare la realtà che ci circonda come se sessa fosse a portata di mano e pensò che niente è a portata di mano, soprattutto quello che vedi, e che a volte ciò che è accanto è più lontano di quello che pensi. Pensò anche di telefonare al suo amico architetto, ma forse certe cose non si possono dire per telefono, è meglio scriverle, altrimenti sembrano insensate. Meglio un biglietto. Mi hai aperto una finestra sull’ignoto, gli avrebbe scritto. Ma lo avrebbe scritto domani.

ALESSANDRO TOFANELLI
Nato a Viareggio nel 1959, si diploma nel 1977 presso l’Istituto d’Arte di Lucca ed in seguito frequenta l’Accademia d’Arte di Brera a Milano.
Tofanelli nasce come pittore ed ha esposto ed espone tuttora in importanti gallerie italiane ed estere.
Premi vinti: nel 1975 vince il premio “La resistenza in Lucchesia” (il dipinto si trova nella Galleria di Arte Moderna di Lucca) e il primo premio “Concorso INATouring” a Palazzo Strozzi di Firenze. Nel 1984 vince il premio “Giotto d’Oro”, nel 1987 vince il premio “Onda Verde”a Firenze e il premio internazionale “ Ibla
Mediterraneo”.
Alessandro Tofanelli è però anche uomo di cinema e di televisione.
In ambito cinematografico è del 2012 il suo ultimo lavoro, il film : “Il segreto degli alberi”, da lui scritto e diretto. Il film è stato presentato a Viareggio all’Europa Cinema e a Tofanelli in quell’occasione è stato consegnato il Premio Monicelli.
Mentre è del 2006 il premio speciale della giuria al festival Europacinema e la vittoria del Festival Nice, di New York e San Francisco per Il film, da lui scritto e diretto, intitolato “Contronatura”. In ambito televisivo, a partire dal 1983, Tofanelli ha collaborato con le trasmissioni televisive della Rai: “Geo” – Rai Tre, “Linea verde”- Rai Uno, “Quark”- Rai Uno, “Giorno di festa”- Rai Due.
Ha collaborato anche con la BBC per il “Natural history unit”.

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA

Piazzetta Cattedrale (Centro Storico) 72017 Ostuni (Br)
ORARIO: tutti i giorni 10.00-22.00
T. 0831/335373
Cell. 348.8032506
Web: www.orizzontiarte.it
E-mail: info@orizzontiarte.it
f: orizzontiartecontemporanea

MEDIAPARTNER: ilsitodell’arte

Ufficio Stampa – Comunicazione e promozione
Amalia Di Lanno
ilsitodell’arte

Massa Marittima 30.04.14

L’Ateneo al Cantar Maggio

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L’Ateneo al Cantar Maggio

Da tempo immemorabile la notte del 30 aprile si festeggia la primavera, onorando con feste, canti e danze, il suo mese più rappresentativo: maggio.
Nelle città al calendimaggio si organizzavano pranzi e cene, balli tondi, tornei e cortei dove si celebrava il trionfo della primavera; occasione irripetibile per nobili e ricchi mercanti per dar sfoggio del loro potere. Celebre è la ballata scritta per tale occasione dal Poliziano:

“Ben venga maggio

e ‘l gonfalon selvaggio

Ben venga primavera,

che vuol l’uom s’innamori:

e voi donzelle, a schiera

con li vostri amadori,

che di rose e di fiori, vi fate belle a maggio, venite alla frescura

delli verdi arbuscelli.

Ogni bella è sicura

fra tanti damigelli,

ché le fiere e gli uccelli

ardon d’amore il maggio”.

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Il Professor Tolkien e la Grande Guerra

Dal 22 al 25 maggio, a Gorizia si terrà la X° edizione di èStoria, il Festival Internazionale della Storia che ha per titolo quest’anno Trincee e che sarà dedicato al centenario della Grande Guerra. Davvero tantissimi gli ospiti italiani e stranieri.

Sabato 24 maggio, ore 18.30, Tenda Erodoto, Giardini pubblici in corso Verdi a Gorizia Conferenza dal titolo Dalla terra di nessuno alla Terra di Mezzo. J.R.R. Tolkien e la Grande Guerra.

Un giovane ufficiale inglese alle prese con l’atroce realtà della battaglia della Somme e i primi spunti di un’esplosione creativa che ha fondato il genere fantasy moderno.

Intervengono: Verlyn Flieger; Sebastiano,Fusco e John Garth

Interviene e coordina: Gianfranco De Turris

Il programma completo dell’evento è disponibile cliccando qui

Poggibonsi – 10.04.14

Presentazione del libro di Luigi Pruneti, Il Mistero del Rel del Mondo e della mitica Agartha

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RS – Alla libreria “Il Mondo dei Libri” si parla del leggendario Re di Agartha

Corriere di Siena, Giovedì 10 Aprile 2014, pag. 17 e 24

“Si parlerà di una delle più misteriose leggende, oggi a Poggibonsi, quella del”Re del Mondo”che, al riparodaocchi indiscreti, dal sotterraneo regno di Agharta, colmo di perfezione, pace e bellezza, regge i destini del mondo. L’occasione è la presentazione de “Il Mistero del Re del Mondo e il Mito di Agharta”, il saggio scritto per l’editrice Gaia Scienza da Luigi Pruneti. L’happening letterario si svolgerà presso la libreria “Il Mondo dei Libri” (via Socrate Sardelli 23/27) alle ore 18. L’ingresso è libero. Chi lo desidera può poi fermarsi per la cena (presente anche l’autore), al Politeama Caffè.”

Per vedere gli articoli clicca sui seguenti link:

Corriere di Siena, 10 aprile 2014 pag. 17

Corriere di Siena, 10 aprile 2014 pag. 24

CS – A Poggibonsi presentazione del libro “Il Mistero del Re del Mondo e il Mito di Agharta”

A Poggibonsi presentazione del libro “Il Mistero del Re del Mondo e il Mito di Agharta” di Luigi Pruneti. Dal Medioevo a Franco Battiato: un raffinato viaggio nel mito e nella leggenda del Signore che, dal centro della terra, tiene le redini dei destini del mondo.

Si parlerà di una delle più misteriose leggende, giovedì 10 aprile, a Poggibonsi, quella del “Re del Mondo” che, al riparo da occhi indiscreti, dal sotterraneo regno di Agharta, colmo di perfezione, pace e bellezza, regge i destini del mondo. Un Signore che, quando l’umanità precipiterà nelle barbarie e nelle violenze più turpi, tornerà in superficie ad instaurare una nuova Età dell’Oro, in cui pace e prosperità avranno la meglio sull’ignoranza degli uomini. Un personaggio leggendario che, con nomi diversi (come quello del Prete Gianni, re e sacerdote cristiano, sulle cui tracce si pongono invano, prima in Asia e poi in Africa, i più noti viaggiatori medievali e rinascimentali, Marco Polo compreso), attraversa, dalla notte dei tempi, tutte le culture, le tradizioni folkloristiche, le correnti gnostiche ed esoteriche.

L’occasione è la presentazione de “Il Mistero del Re del Mondo e il Mito di Agharta”, il raffinato saggio scritto per l’editrice Gaia Scienza da Luigi Pruneti, Rettore dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo, nonché uno dei massimi studiosi di storia della massoneria (è stato Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia), simbologia, ermeneutica del simbolo, esoterismo e storia delle tradizioni popolari.

Pruneti ripercorrerà la storia del mito da prospettive letterarie, storiche, esoteriche e religiose e ne illustrerà i significati simbolici e metaforici, in un viaggio che, dalla letteratura scientifica (i contributi di René Guénon, Saint-Yves d’Alveydre e Ferdynand Ossendowski, in assoluto i maggiori studiosi della figura) arriva al cinema (“Orizzonte perduto” di Frank Capra, “La montagna sacra” di Alejandro Jodorowsky) e alla musica (il brano “Il Re del Mondo” di Franco Battiato, contenuto nell’album “L’Era del cinghiale bianco”).

L’happening letterario (Libreria “Il Mondo dei Libri”, via Socrate Sardelli n° 23/27, ore 18:00) è organizzato dagli studiosi di simbologia e mitologia Alessandro Antichi, Silvia Cappelli e Annalisa Santini, con il patrocinio del Comune di Poggibonsi e il contributo dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo. L’ingresso è libero. Chi lo desidera può, al termine dell’incontro, fermarsi per la cena (presente anche l’autore), al Politeama Caffè, nel centro storico del borgo senese.

Link al comunicato stampa del 7 aprile 2014

RS – Centenario: Marzo 1914 quando Salandra disse: “Vai Sereno, Giolitti…”

di Aldo A. Mola, il Giornale del Piemonte, 30 Marzo 2014

Quando finì “l’età giolittiana?” Il dibattito dura da un secolo. Per qualcuno lo Statista ebbe le ore contate sin dalla dichiarazione di guerra all’impero turco per la sovranità sulla Libia (ottobre-novembre 1911).Secondo altri fu travolto dalle prime elezioni a suffragio universale maschile, che proprio lui aveva voluto come capolavoro della sua politica. Di sicuro Giolitti finì in un angolo senza prevederlo né capirne bene il perché. Anch’egli, insomma, è tra i Sonnambuli: statisti, diplomatici, militari che (ha scritto Christopher Clark in Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, ed.Laterza) marciarono verso la fornace ardente trascinandovi o senza fermare i rispettivi popoli.

I fatti. Al governo dal 30 marzo 1911, il 21 marzo 1914 Giovanni Giolitti, piemontese, classe 1842, passò le consegne al nuovo presidente del Consiglio, Antonio Salandra, pugliese, di nove anni più giovane. Quattro volte capo dell’esecutivo, Giolitti aveva vinto le elezioni nell’ottobre 1913. Alla riapertura della Camera ottenne 362 voti contro 90 e 13 astensioni. Ma in Aula alcuni deputati echeggiando umori extraparlamentari: il socialista Orazio Raimondo, il sindacalista Arturo Labriola, il clerico-nazionalista Luigi Federzoni, fiero di aver sconfitto Scipione Borghese nel prestigioso collegio Roma I. Lasciata la moglie a Frascati, Giolitti si ritirò a riflettere in Cavour. Vi condusse vita cadenzata: in piedi alle 7, colazione con caffè-latte e uova, lettura dei giornali, passeggiatina, “lavoro d’ufficio” sino al pranzo delle 12, una partita a tarocchi, una seconda sgambata, lettura, ancora lavoro, una visita ad amici,passeggio nella galleria di casa sino a cena,intorno alle 7, poi una partita a bigliardo e a letto alle 10. “Un gran riposo di cui avevo bisogno” confidò alla moglie.

Il 3 febbraio 1914 presentò alla Camera un ventaglio di disegni di legge: anzitutto lavori pubblici per alleviare la disoccupazione e aumento delle imposte sulla ricchezza. Una sfida ai reazionari. Il 4 marzo rivendicò il successo dell’impresa di Libia e chiese fondi per dare “un po’ di civiltà” alle popolazioni di Tripolitania e Cirenaica. Ottenne 363 “si” contro 83 “no”. Ma i radicali, rafforzati alle elezioni dell’ottobre 1913, passarono all’opposizione. Chiedevano aconfessionalità dello Stato e lotta contro protezionismo e ipertrofia burocratica e militare. Nulla di diverso da Giolitti per il quale lo Stato (incompetente in questioni religiose) e la Chiesa cattolica (libera, ma nella sua sfera spirituale) sono due parallele che non debbono né intrecciarsi né intralciarsi; e aveva sempre combattuto ogni forma di spreco e di parassitismo. Però, come poi si disse del Partito d’Azione, i radicali non sapevano bene che cosa volessero ma lo volevano subito. Capita l’antifona, il 10 marzo Giolitti si dimise, nella generale convinzione che presto sarebbe tornato al potere, come era accaduto nel 1903-1905, nel 1906-1909 e nel 1911. Invitato da Vittorio Emanuele III a formare il governo (sarebbe stata la sua terza volta) Sidney Sonnino rinunciò. Allora il re incaricò Salandra, autorevole esponente della Destra liberale: sottosegretario sin dal 1892, più volte ministro del Tesoro e delle Finanze con Crispi, Pelloux e Sonnino. Giolitti stesso convinse il fido Antonino di San Giuliano, marchese di Paternò Castello, a rimanere ministro degli Esteri, pilastro portante della politica nazionale italiana mentre l’Europa era inquieta per le guerre balcaniche e le tensioni tra impero d’Austria-Ungheria e regno Serbia, spalleggiato da Russia e Francia.

Il nuovo governo comprese ministri di provata esperienza: Ferdinando Martini, ora alle Colonie, era stato all’Istruzione con Giolitti nel 1892, anche Daneo e Luigi Fera erano stati all’Istruzione. Il nuovo governo era un concentrato della Terza Italia. Ogni ministro era guardato a vista da un sottosegretario che ne bilanciava o correggeva il peso. Che cosa si attendeva il Paese dal nuovo governo? Nulla di diverso dal precedente. Nulla di meno rispetto a quello che prima o poi sarebbe seguito. Il 5 aprile Salandra ottenne la fiducia: 303 voti contro 122 (socialisti,repubblicani, radicali) e 9 astensioni.

Giolitti si concesse una meritata vacanza. Il 3 aprile era già a Parigi. Intendeva visitare Bruxelles, Anversa, Rotterdam. Agli albergatori ordinò di rispondere che “era uscito” a chiunque cercasse di lui. Voleva stare in pace. Visitò Parigi da turista: la Tour Eiffel, il Bois de Boulogne, il castello di Chantilly. Passeggiò a lungo nel “magnifico parco” di Versailles.

Era finita l’età giolittiana? Si dimise per un banale conflitto all’interno della maggioranza. Come fosse oggi, quell’Italia era ossessionata dalle gare di partito: congressi politici, giornali, chiacchiere… In secondo luogo nessuno pensava che Salandra sarebbe durato. In giugno esplose una rivolta anarco-socialmassimalista (con aiuti esteri: anzitutto dalla Francia), imbrigliata grazie alla rete di sicurezza collaudata da Giolitti. Ma d’improvviso, appena un mese dopo,l’Europa precipitò nella guerra generale scongiurata per un secolo. Lì, non prima, finì l’egemonia di Giolitti. A quel punto il liberalismo italiano mostrò la sua profonda debolezza. Aveva puntato sulla liberazione dei popoli dal sistema della Santa Alleanza, si era proposto come modello per le nazioni senza Stato (polacchi, finlandesi, boemi,… ), ma era chiuso nella gabbia del concerto delle grandi potenze: non violini o clarinetti ma rombi di cannone.

Nelle Memorie Giolitti scrisse che Guglielmo II di Germania era un pacifista convinto. Forse non lo erano i suoi generali: Alfred von Schlieffen e Helmuth Johann von Moltke. Non lo erano gli alti comandi dell’Impero austro-ungarico. Non lo erano i generali di Francia, Gran Bretagna, Russia. I più prudenti erano gli italiani. Il ministro della Guerra, generale Domenico Grandi, si domandava se il Paese avrebbe seguito il governo in un conflitto di vaste dimensioni. Rassegnò le dimissioni. Armamento non significa necessariamente offensiva preventiva. Perciò, libero dai fastidi dei presidente del Consiglio, dieci giorni dopo l’assassinio di Francesco Ferdinando d’Asburgo a Sarajevo Giolitti continuò tranquillamente a “passare le acque” a Vichy: “paradiso dei medici”. Si concedeva ogni giorno un bagno purificatore e camminava “tutto il giorno come l’ebreo errante non avendo altro da fare”.

Di lì a poco l’Europa esplose. Qualcuno pigiò il dito sul detonatore. Nessuno fermò l’incendio. Molti conclusero che forse l’Universo ha un Grande Architetto ma tanti suoi “apprendisti” seguono una regola affascinante e agghiacciante: l’Ordine nasce dal Caos. Al Bene si arriva con l’accelerazione del Male.

Messo alla prova, il liberalismo italiano risultò incerto, diviso, una somma di clans regionali e di clientele personali, impari alla prova suprema: la grande guerra. Perdurava lo squilibrio tra la Corona, il governo, il Parlamento. Anzi, proprio la prima Camera eletta a suffragio universale risultò evanescente nell’ora decisiva. Allo scoppio del conflitto, per la prima volta in vita sua Giolitti era a Londra. Si precipitò a Parigi per raccomandare al governo la neutralità; Salandra si dichiarò d’accordo: “Stai sereno, Giolitti…”. Ma pochi mesi dopo avviò di nascosto il cambio di alleanze. “E’ stato tutto un inganno…” commentò duro lo Statista della Nuova Italia. (*)

(*) Per riflettere sul 1914, anno cruciale della storia d’Italia, il Consiglio Regionale del Piemonte organizza un convegno di studio (24 ottobre) a Palazzo Lascaris: istituzioni, forze politiche, economia, fermenti culturali. Il liberalismo italiano arrivava da Camillo Cavour, Urbano Rattazzi, i Lamarmora, Sella…, e conobbe una nuova fioritura con Luigi Einaudi. Ma non si epurò mai dalle tossine messe in circolo dalla Grande Guerra.

Il Giornale del Piemonte, 30 marzo 2014 Link all’articolo