Giancarlo Germanà Bozza – Il sussurro dell’Onda; la scoperta del sacro sulle vie del mare


Il sussurro dell’onda, La scoperta del sacro sulle vie del Mare
Giancarlo Germanà Bozza (con prefazione di Tiziano Busca)
Editore: Tipheret/Bonanno - Acireale/Roma, 2020, 200 pagine.
 ISBN: 978-88-6496-554-3

Un mosaico si è ricomposto e come in una trama preziosa si riannodano le mappe della conoscenza e della sapienza che si celavano sotto le polveri della storia millenaria dell’Uomo. La lettura dei personaggi, non solo in chiave misterica, come Adamo, Caino, Enoch, Matusalemme, Salomone, Hiram, Noè, Tubalcain, insieme al mito di Iside e Osiride, la formazione di una coscienza del Sacro attraverso il mito dei simboli rappresentati dall’Arca, dalla nave di Argo, dal “mare” del Tempio, ci offrono, in un susseguirsi di indagine e contestualità storica, una nuova finestra di lettura della Via Gnostica e del simbolismo massonico, e dei rituali che ad esso appartengono, saldando punti della via iniziatica tra loro apparentemente diversi. In questo lungo viaggio in mare dall’Oriente all’Occidente, i simboli ci guidano attraverso tante storie per arrivare alle origini della sacra stirpe del Graal e porre la prima pietra di un più grande edificio che sarà la tradizione iniziatica operativa del Rito di York.

Il volume è arricchito dalla prefazione di Tiziano Busca, già Sommo Sacerdote del Rito di York.

Wilma Pangher – Joseph Pangher 1893 – 1965


Joseph Pangher 1893-1965
Wilma Pangher
Editore: Giuseppe Laterza - Bari, 2020, illustrato, 540 pagine.
 ISBN: 9788866742586

Questo libro, veramente speciale, è tratto dai diari di Joseph Pangher, musicista e intellettuale istriano, costretto a fuggire dalla sua terra natale al termine del Secondo conflitto mondiale. Il profugo Joseph trovò, insieme alla propria famiglia, una seconda patria in Sardegna, dove visse felicemente fino alla morte, avvenuta nel 1965. Egli però non scordò mai la natìa Istria, la sua Istria, quella dell’infanzia e della gioventù, terra felice, benedetta da Dio, dove vivevano in pace etnie e culture diverse. Sapendo che quel mondo stava scomparendo, volle fissare i suoi ricordi e ebbe così origine il presente volume, un’opera memoriale, ma anche un saggio su una civiltà della tolleranza ormai scomparsa e una riflessione sull’uomo e suoi orizzonti, al tempo stesso angusti e infiniti.

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Busca/Cascio/Swannie – Bentornato Adamo: La Cabala e il Rito di York


Bentornato Adamo: La Cabala e il Rito di York
Tiziano Busca, Mauro Cascio, Douglas Swannie (a cura di)
Editore: Tipheret/Bonanno - Acireale/Roma, 2020, 232 pagine.
With english version and text.
 ISBN: 978-88-6496-537-2

L’eden rappresenta il luogo al di sopra di ogni senso, il Logos non ancora diventato l’assolutamente altro, non ancora negato dalla materia. La caduta sarà questa perdita, e ogni cosa, in ogni essere vivente avrà un’eco che saprà di nostalgia. La nostalgia per la nostra origine. È la natura più vera della nostra coscienza. Nemmeno la sentiamo più: siamo immersi in un perpetuo rumore di fondo, quello del mondo, che non ci consente più di collegarci all’intimità della nostra dimensione più autentica. E poi c’è la Massoneria. La Massoneria che è quello strumento di conoscenza che ci consente di fare silenzio. E di venire a contatto con quella tradizione sapienziale millenaria che ci potrà riportare tra i profumi del giardino, quando tutto sospirerà all’unisono: bentornato Adamo.

[da sin: Swannie, Busca e Cascio]

I saggi collettanei raccolti in questo volume sono frutto di un lavoro all’interno del Rito di York sotto la guida del Sommo Sacerdote Tiziano Busca. In quegli anni il Rito si è distinto per numerose iniziative culturali culminate anche con un convegno presso la prestigiosa Università di Oxford. La complessità rituale trova in questo volume un approfondimento dei passaggi di grado e la loro lettura iniziatica.

Una facilitazione per la penetrazione dei significati esoterici e anche che la dimostrazione che i rituali della Massoneria e di quella del Maestro Massone dell’Arco Reale in particolare, hanno una densità cabalistica stupefacente, mai indagata abbastanza. Un viaggio di anima per cercatori di senso nella fonte originaria della Massoneria degli Ancient.

Oswald Wirth – I Tarocchi


I Tarocchi
Oswald Wirth
Editore: Mediterranee - Roma, 1973, 392 pagine.
 ISBN: 9788827201329

Oswald Wirth, esoterista vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, affiliato alle principali società segrete, seppe recepire e sintetizzare il pensiero e i principi delle più importanti correnti iniziatiche, servendosene per l’interpretazione dei segreti della Grande Opera, e dedicandosi allo studio dell’Alchimia, della Cabala e dei Tarocchi. Le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato il suo celeberrimo I Tarocchi (1924), uno dei migliori testi sull’argomento, e il testo medico-filosofico L’imposizione delle mani.

Il volume contiene un mazzo di 22 carte – gli Arcani Maggiori – stampato a 6 colori . Il Wirth esamina e spiega tutti gli aspetti occulti ed esoterici dei Tarocchi, risalendo alle origini della loro complessa simbologia e presentandone il lato alchemico, quello astrologico, quello magico-religioso e quello esoterico moderno. Certamente, i Tarocchi possono venire usati anche come strumento divinatorio, e l’autore infatti illustra anche questo loro aspetto, chiarendo i molteplici significati di ciascun Arcano e il modo in cui farne uso, tuttavia questa non è che una faccia, forse la più popolare, di un poliedro. L’opera di Oswald Wirth dedicata ai Tarocchi è la più famosa mai pubblicata su questo argomento; ed è anche la più importante, la più seria e la più completa. Questo spiega come essa abbia mantenuto inalterata nel tempo la sua validità, nonostante che numerosi autori abbiano cercato di emularla. La si può, in realtà, definire un’opera ispirata. È noto infatti come Oswald Wirth, vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, fosse un iniziato. Conscio del valore universale del simbolo, Oswald Wirth riteneva di poter ricondurre l’insegnamento delle varie scuole esoteriche ad una matrice comune, mediante l’impiego di una simbologia generalizzata, derivata direttamente dai concetti archetipici del pensiero magico. Egli, pertanto, esamina i Tarocchi come un libro muto, potenzialmente in grado di rispondere a tutte le domande. Non per nulla gli occultisti affermano che – a saper cercare – nei Tarocchi si possono trovare i segreti dell’universo, il ritmo nascosto che guida la danza della vita. Approfondendo lo studio dei Tarocchi si troveranno significati sempre nuovi e sempre, comunque, adeguati al livello iniziatico ed evolutivo di colui il quale vi si dedica.

l’Ateneo… al Polo Nord!


Oceano Artico: l’Ateneo Tradizionale Mediterraneo c’è! Il nostro Accademico, Prof. Simone Orlandini, che ha organizzato con l’Ocean Sea Foundation di cui è Presidente una spedizione scientifica nell’Artico, ci saluta così dal ghiacciaio Longyearbreen, altezza 500 metri, a circa 7 km dalla città di Longyearbyen, nelle isole Svalbard. Inoltre i nostri Accademici ci inviano delle cartoline da Pyramiden, l’insediamento abitato più a nord del mondo. Costruito dai Sovietici sull’isola Spitsbergen per dimostrare la loro potenza, è ora una incredibile città fantasma, popolata ogni tanto solo da orsi polari.

Apuleio di Madaura – Della Magia


Della Magia
Apuleio di Madaura
Editore: Sellerio - Palermo, 1999, 192 pagine.
 ISBN: 9788838908668

Apuleio, il fascino dell’uomo e l’ombra della magia

E’ prendendo spunto anche da Apuleio che Sant’Agostino attacca le frodi dei maghi, esaltate dai pagani come superiori ai miracoli di Gesù, e difende il cristianesimo che ha demistificato l’inganno di certe dottrine e arti. Del più importante scrittore del secondo secolo d. C. non possediamo molte notizie certe. Molte sono dedotte dalle sue stesse opere. Nacque intorno al 125 d. C. in Africa a Madaura (nell’attuale Algeria). Studiò a Cartagine e si trasferì ancor giovane a Roma, dove poté apprendere la retorica dal grande Frontone, come Apuleio stesso attesta nei Florida. Poi, ad Atene si formò dal punto di vista filosofico, interessandosi soprattutto al pensiero platonico. In Grecia Apuleio ebbe l’opportunità di conoscere l’arte magica e di iniziarsi ai Misteri Eleusini (Mitra, Demetra, Persefone). Ritornato in Africa, ritrovò un suo ex compagno di studi di nome Ponziano e poco più tardi ne sposò la madre Pudentilla. Alla morte improvvisa di Ponziano i parenti di Pudentilla, in primis Sicinio Emilano, fratello del primo marito, ed Erennio Rufino, suocero di Ponziano, accusarono Apuleio di essersi avvalso delle arti magiche per plagiare la donna, indurla a sposarlo e, poi, impossessarsi della sua ricca dote. Sottoposto a processo nel 158 a Sabrata, l’abile scrittore nonché avvocato riuscì a scagionarsi da ogni accusa con un’autodifesa poi trascritta nei codices col nome De magia e conosciuta come Apologia. È molto probabile che l’orazione che oggi possediamo sia l’esito di un ampliamento e di un perfezionamento formale del discorso pronunciato in tribunale di fronte al proconsole romano Claudio Massimo. L’autodifesa doveva essere ben diversa, più ridotta, se pensiamo che il retore ebbe solo tre giorni per confutare i tre capi di accusa: la pratica della magia, atteggiamenti dissoluti e cupidigia di soldi.

Scrive Apuleio:
Siccome io leggo in numerosi autori, mago è nella lingua dei Persiani quello che è da noi il sacerdote; e allora qual delitto è dopo tutto essere sacerdote, avere la conoscenza, la scienza, la pratica delle ordinanze rituali, dei precetti della religione, delle regole del culto? Questa è almeno la definizione che Platone dà della magia quando ricorda con quali discipline i Persiani educhino al regno il giovane principe. Sfoggiando cultura, citando grandi autori e filosofi del passato, Apuleio sbeffeggia l’ignoranza degli accusatori, mostrando come quella che è additata come magia non sia altro che curiosità, cultura, passione per la conoscenza. Ad un certo punto, però, per dimostrare in maniera inconfutabile la propria innocenza e smascherare l’ipocrisia altrui Apuleio propone l’apertura del testamento di Pudentilla cosicché sia evidente che lui non guadagnerebbe pressoché nulla dalla morte della moglie e dalla conseguente eredità:
Dammi il testamento fatto dalla madre in favore del figlio […]. Massimo, fa’ rompere i sigilli, troverai che il figlio è istituito erede; a me è lasciata non so che piccola cosa, per semplice convenienza, acciocché, se le fosse toccato qualche male, non mi mancasse il titolo di marito nel testamento della moglie. (Apologia 100).

Assolto dal processo, Apuleio godette di grande fama presso i contemporanei. Morì probabilmente verso il 170 d. C., anno nel quale si persero sue notizie. Tuttavia, la sua notorietà non si spense. Grande avvocato, conferenziere di successo, filosofo neoplatonico (autore del De Platone et eius dogmate e del De deo Socratis), conservò attorno a sé il fascino del mago. Quasi certamente il capolavoro di Apuleio, il Metamorphoseon libri XI, venne scritto dopo il processo, perché altrimenti lo scrittore avrebbe potuto discolparsi dalle accuse: l’opera è, infatti, incentrata sulle disavventure che capitano al protagonista per l’eccessivo interesse mostrato nei confronti della magia nera. Apuleio era davvero un mago? Nell’Apologia lo scrittore depreca la magia nera, quella che, del resto, nel Metamorhoseon libri XI porterà il protagonista a trasformarsi in asino e a subire mille vicissitudini. Invece, apprezza quella bianca, finalizzata al bene, «arte accetta agli dèi immortali», «pia e consapevole delle cose sacre» («pia et divini sciens»), intesa quasi come una possibilità di mettersi in comunicazione con le divinità, anche con quelle intermedie (i demoni di cui Apuleio scrive nel De deo Socratis):
per un pregiudizio degli ignoranti […] quelli che indagano attentamente la provvidenza dell’universo e onorano grandemente gli déi sono volgarmente chiamati maghi, quasi sappiano fare accadere le cose che invece sanno che accadono, come furono una volta Epimenide, Orfeo e Pitagora. In seguito furono sospettati di magia le «Purificazioni» di Empedocle, il «demone» di Socrate e il «Bene» di Platone. Insomma, nel De apologia Apuleio confuta l’accusa di essere un praticante della magia nera e, nel contempo, esalta l’antico concetto di mago come cultore della scienza teologica. Probabilmente, nei suoi viaggi in Grecia Apuleio fu incuriosito e affascinato dalla magia, ma venne salvato dai culti misterici di Iside.

Nei secoli successivi si diffuse, però, la fama di Apuleio mago piuttosto che quella di convertito ai Misteri di Iside. Sant’Agostino, che conferì il titolo di Asinus aureus al Metamorphoseon libri XI, scrive nel 411 (o 412) nell’epistola 138 rispondendo all’epistola 136 di Marcellino:
Chi non stimerebbe ridicolo il fatto che si cerca di paragonare o anche di preferire a Cristo un Apollonio e un Apuleio e altri versatissimi nelle arti magiche, per quanto sia più tollerabile quando lo mettono a confronto con questi personaggi che non con i loro dèi? Apollonio valeva molto di più, bisogna confessarlo, del protettore ed autore di tanti stupri che si chiama Giove. Sant’Agostino attacca le frodi dei maghi, esaltate dai pagani come superiori ai miracoli di Gesù, e difende il cristianesimo che ha demistificato l’inganno di certe dottrine e arti:
La dottrina cristiana è chiamata nemica dello Stato perché ha smascherato e svelato a tutto il mondo la perversità e la falsità di questi demoni, per mezzo dei quali anche le arti magiche ingannano le menti degli uomini, perché ha distinto gli angeli santi dalla malignità dei demoni, perché ha ammonito di guardarsene e insegnato il modo come farlo? Sant’Agostino affronta poi la figura di Apuleio dando per assodato che fosse un mago (fama che era ormai nel tempo divenuta acclarata per quello scrittore):
Quanto poi ad Apuleio, per parlare soprattutto di lui, che essendo africano è più noto a noi Africani, con tutte le sue arti magiche non poté pervenire non dico ad essere imperatore, ma neppure un alto funzionario nei tribunali dello Stato, benché nato da nobile famiglia della sua patria, educato in modo liberale e dotato di grande eloquenza. Si dirà forse che in qualità di filosofo disprezzò di sua volontà questi onori? Oh, no! […] Quel mago dunque fu ciò che poté essere per ottenere la felicità terrena; risulta chiaro quindi che egli non fu più grande, non perché non lo volle, ma perché non poté esserlo. Del resto si difese con somma eloquenza anche contro alcuni che gli avevano mosso l’accusa di praticare le arti magiche. Mi meraviglio quindi che i suoi elogiatori, che lo esaltano per aver operato con quelle arti non so quali miracoli, tentino poi di essere testimoni contro la sua difesa. Sant’Agostino termina la lettera sostenendo che i maghi non sono in alcun modo paragonabili ai profeti, uomini di Dio («di gran lunga superiori per la celebrità dei grandi miracoli»), e ancor più a «Cristo del quale i Profeti […] preannunziarono la venuta».

Cabbalà e Alchimia, Saggio sugli archetipi comuni


Cabbalà e Alchimia
Arturo Schwarz
Editore: Giuntina - Firenze, 1999, 180 pagine.
 ISBN: 88-8057-090-0

Un equivoco lungamente perpetuatosi ha portato a credere che l’alchimia non sia altro che un metodo per trasformare i metalli vili in oro. Ma in realtà l’alchimia occidentale, quella orientale e quella cabbalistica possono tutte essere definite una fisica mistica del risveglio alla dimensione spirituale dell’individuo. La Cabbalà e l’alchimia erano entrambe strumenti di una forma iniziatica di conoscenza che cercava di illuminare la via per una sapienza trascendente. Il vero processo alchemico è lungo e complesso, quanto il percorso dell’autocoscienza – la longissima via per l’individuazione – che allegoricamente rispecchia, perché la trasmutazione dell’oro vile nell’oro filosofale è una metafora del processo psicologico che porta alla liberazione dell’uomo dalle contraddizioni fondamentali della vita. La Cabbalà e l’alchimia esaltano l’amore e la consapevolezza e non la mortificazione e l’ignoranza; la vita e la gioia e non la morte e la sofferenza; la persona autonoma e non il leader.

presentazione del libro: La Porta d’Avorio, ALBUM FOTOGRAFICO – 7 luglio 2020

Ecco le foto dell’evento dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo tenutosi a Roma presso il ristorante DA ARTURO sull’Aurelia Antica: la presentazione dell’ultimo libro del Rettore dell’Ateneo, Luigi Pruneti.

Nelle foto il Rettore dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo prof. Luigi Pruneti, il Presidente Romeo Gatti e i numerosi accademici e amici intervenuti.

L’Ateneo ringrazia ancora Bernardo Folino che ha ospitato la serata nella propria struttura del ristorante DA ARTURO per la cortesia e la disponibilità.

Azoth


Azoth
Basilio Valentino - 1613
Editore: Edizioni Mediterranee - Roma, 128 pagine.
 ISBN: 9788827209639

Azoth ovvero L’Occulta Opera aurea dei filosofi esce nel 1613, contemporaneamente in tedesco e in latino, presso l’editore Johann Bringern di Francoforte. L’edizione tedesca viene attribuita dallo stesso editore ad un “diligente amatore della materia”, quella latina appare come l’opera di certo Basilius Vicentinus, tradotta da Georgius Beatus. La prima attribuzione dell’Azoth a Basilio Valentino è rintracciabile nella traduzione francese di David Laigneau pubblicata nel 1624 a Parigi. Basilio Valentino, il cui nome allegorico ben si presta ad essere ricordato come “potenza dell’alchimia”, divine e rimane ben presto leggenda o verità pseudonima di un monaco benedettino di Erfurt del XV secolo. Nel testo che presentiamo, tradotto dall’edizione latina riproposta nelle collezioni tradizionali come il Theatrum chemicum o Bibliotecha Chemica Curiosa, egli si disvela di fatto come coerente convergenza di un’alchimia ormai corredata dalla pratica paracelsica e di un’ideologia rosacruciana con le sue note asprezze riformiste e antiromane. Il trattato è diviso in due parti. La prima, in forma di dialogo, sposa le tesi di un abbandono al fervore sapienziale, esortando ad un’esercitazione riflessiva che partendo dal “Libro della Natura”, contrappunti con ragionata modestia il desiderio al compimento della fede. In tal modo l’iniziando è esortato ad integrare la propria devozione con l’esercizio di una pia procedura che miri all’invenimento alchemico: la rielaborazione operante dello stato di grazia primigenio, condotta rammentando costantemente la vicenda salvifica di Cristo archetipo alchemico per eccellenza. La seconda parte, pratico-operativa, usualmente corredata da quindici illustrazioni, qui riproposte, offre al lettore una teoria di testi ermetici tradizionali pronti ad ingaggiare con chi legge una vera e propria sfida immaginale. Una serie di “quesiti” non ricercanti spiegazioni se non nel loro intimo accento e nella meditata filologia di ciascun lettore. Com’è noto d’altronde l’enigma, la decostruzione del proprio orgoglio razionale, sono sempre il tacito sfondo di un testo alchemico. Il quesito irresolvibile può infatti far riverberare, per Grazia, nel nostro indurito flusso di coscienza, quell’Azoth “proteico e camaleontico” con cui cripticamente si ripropone il coraggio della semplicità devozionale nascosto, ma non umiliato dalla lussureggiante foresta metaforica del dettato alchemico.

Basilio Valentino, figura emblematica del XVI secolo tedesco, per tradizione viene considerato uno dei più grandi alchimisti della storia. Le poche notizie che lo riguardano provengono esclusivamente dalle sue stesse opere, ove si accenna ad un pellegrinaggio fatto a San Giacomo di Compostela ed a viaggi in Belgio ed in Inghilterra. Vi è indicata la sua origine nella zona renana tedesca, nonché l’appartenenza all’ordine di San Benedetto, confraternita di San Pietro di Erfurt, dove sarebbe vissuto tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Secondo quanto riferito da J.J. Manget nell’opera Bibliotheca Chemica Curiosa del 1702, i trattati a lui attribuiti sarebbero venuti fuori dalla breccia aperta da un fulmine in una colonna della chiesa di Erfurt. Nel libro The last will and testament of B., edito a Londra nel 1671, sul frontespizio è raccontato che egli giace sotto una tavola di marmo dietro l’altare maggiore della Cattedrale di Erfurt.

MEDICINA/SANITÀ – La prevenzione primaria integrata

di Bruno Gentile

E’ da tanti anni che come clinico medico prima e poi come igienista, ho considerato la Prevenzione Primaria necessaria e fondamentale per ridurre l’incidenza di malattie, prevalentemente croniche, responsabili di disagi non solo individuali ma anche familiari se si pensa al grave impatto di queste sulla spesa sanitaria e anche sociale, ma parlare di Prevenzione Primaria significa comprendere anche le motivazioni che probabilmente sono alla base del suo limitato successo nel corso dei decenni.
Innanzitutto vi è la questione legata alla definizione stessa di salute, condizione destinata ad essere apprezzata maggiormente in maniera percettiva, più soggettivamente che oggettivamente, piuttosto che facilmente espressa da una definizione perlomeno esaustiva, tanto che, per diverso tempo, la salute è stata considerata specialmente come “lo stato in assenza di malattia”, definizione semplicistica e tutto sommato “deresponsabilizzante” e liberatoria nei confronti di situazioni invero frequenti in clinica, ossia patologie occulte ed asintomatiche che, se pur presenti, non danno segnali o sintomi rivelatori.
Si comprendeva comunque che fornire una definizione di salute per esclusione era francamente riduttivo e scientificamente non adeguato, anche in relazione alle diverse variabili in grado di interferire con lo stato di salute dell’individuo, basti pensare alle varie condizioni ambientali in cui opera la vita di un individuo o di una comunità, oltre agli agenti fisici e chimici fino alle dinamiche relazionali interindividuali.
Si è giunti pertanto all’inizio del terzo millennio, in considerazione delle nuove conoscenze socioculturali non solo mediche, ad un particolare concetto di salute, non meramente legato alla sopravvivenza fisica o all’assenza di malattia, ma inglobante anche gli aspetti psicologici e mentali, le condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, la vita lavorativa, economica, sociale e culturale, tutti status in grado di interagire, positivamente o negativamente, con l’esistenza dell’essere umano.
La Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si fa assertrice, quindi, sin dal 1946 di questa nuova visione ed ampiezza della concezione di salute, definendola come “ uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente come assenza di malattia e di infermità”.
Secondo la Carta di Ottawa per la Promozione della salute, essa è una risorsa per la vita quotidiana, non l’obiettivo del vivere, è un concetto positivo che valorizza le risorse personali e sociali, come pure le capacità fisiche dell’individuo.

In questo scenario di Salute Pubblica caratterizzato da un preoccupante incremento di malattie, in particolare quelle croniche non trasmissibili, di cui le più note sono le malattie cardio e cerebro vascolari, le malattie tumorali, le malattie dismetaboliche, le malattie del sistema immunologico senza dimenticare i disturbi del neuro-sviluppo e le patologie neuro-degenerative, si assiste altresì , in maniera consequenziale e quasi direttamente proporzionale ad una crescita esponenziale della spesa sanitaria per cui se ne prevede un ulteriore incentivo in un futuro prossimo venturo.
A questo quadro di preoccupante instabilità che investe la salute, diritto fondamentale dell’uomo, è giusto porre rimedio, anche se tardivamente, per evitare che si realizzi un “Bene Salute” discriminante e discriminato in termini sociali in quanto saranno sempre più numerosi coloro che non potranno accedere per motivazioni economiche alle stesse diagnosi e cure, e ciò mentre ahimè si continua a parlare di un ” pianeta Salute”, di diritto alla salute e di un dovere di protezione e salvaguardia della propria salute!!!
La mia proposta è quindi lanciare applicativamente un rinnovato modello scientifico culturale e morale di salute pubblica, condiviso e capillare, che coinvolga le Istituzioni, i medici e la popolazione attraverso un programma di “Prevenzione Primaria Integrata”, e non solo di Prevenzione “a gradini” peraltro fallimentare per alcuni versi o con modesti risultati per altri, che si ispiri semplicemente alla prestigiosa ed antica cultura clinica e alla luminosa Scuola Salernitana, “integrata” però alle moderne conoscenze scientifiche e tecnologiche. E’ questo che ho definito “Paradosso Gentile” in quanto il “rinnovamento” non è altro che un ritorno al passato, dove l’uomo è al centro della conoscenza, prima personale e poi clinica investigativa.
La definizione “integrata” deriva inoltre dalla necessità di integrare le finalità proprie della Prevenzione Primaria ( ossia il mantenimento nel soggetto sano di uno stato di completo benessere fisico psichico e sociale, evitando o ritardando la comparsa di malattie, mediante un insieme di attività, azioni ed interventi che potenzino i fattori utili alla salute ed allontanino o correggano i fattori di rischio), con la conoscenza delle storie familiari e personali, spesso purtroppo trascurate e quindi non valorizzate quali fondamentali e potenziali determinanti del proprio stato di salute nonché del carattere predittivo di talune malattie o stati morbosi.
La capacità di integrare gli aspetti clinici a quelli della prevenzione primaria consente inoltre di “allargare” la piattaforma di comunicazione e relazione con la persona stabilendo con la stessa, nel rispetto della privacy e di una vera sensibilità “umana”, un feeling (compliance) fondato su stima e fiducia reciproche che sia quindi il “pabulum” (terreno) ideale e necessario per intraprendere successivamente percorsi diagnostico-terapeutici e, soprattutto, per garantire opportuna informazione e propria formazione su virtuosi stili e comportamenti di vita.
La Prevenzione Primaria Integrata può essere svolta in qualsiasi ambiente purchè dotato di riservatezza e di buona accoglienza, e si preferiscono in tal senso sedi non necessariamente “medicalizzate”, per rendere assolutamente sereno e senza pre-condizionamenti di natura emozionale chi vi si sottopone.
Per fare tutto ciò, ci si avvale quindi della compilazione di un questionario interattivo chiamato “Questionario Punto Salute”, una sorta di vero e proprio “Tagliando della Salute” personalizzato, che con una serie di domande ordinate e mirate ha lo scopo di creare una comunicazione interattiva, in grado cioè di alimentare un dialogo simmetrico ed “allargato” nel quale il soggetto si senta protagonista del proprio racconto narrativo e, in ultimo, custode e padrone del proprio stato di salute; ne deriveranno pertanto in maniera assolutamente fisiologica, una maggiore consapevolezza soggettiva ed una maggiore percezione individuale del rischio.
La Prevenzione Primaria Integrata mira inoltre a “svelenire” le emergenti conflittualità consistenti, da un lato, in un maggiore incremento di cause per “colpa professionale”, e dall’altro, in una maggiore applicazione di una medicina “difensivistica” che riduce capacità di autonomia decisionale da parte del medico, frenato e timoroso di potenziali conseguenze a proprio danno. Il Medico deve essere libero, in piena coscienza e sapienza, nelle proprie decisioni, senza mai dimenticare che la sua azione è volta sempre a garantire la tutela del benessere e della vita, ridando slancio ad una vera e costantemente aggiornata cultura scientifica, ma eleggendo sempre nel contempo la Persona quale protagonista unico del proprio destino e della propria Vita.
Diamo salute alla Vita dando vita alla SALUTE!!!

L’Ordine del Tempo


L’ordine del tempo
Carlo Rovelli - 2017
Editore: Adelphi - Milano, 207 pagine.
 ISBN: 9788845931925

Questo libro tratta di qualcosa della fisica che parla a chiunque e lo coinvolge, semplicemente perché è un mistero di cui ciascuno ha esperienza in ogni istante: il tempo. Ed è un mistero non solo per ogni profano, ma anche per i fisici, che lo hanno visto trasformarsi in modo radicale, da Newton a Einstein, alla meccanica quantistica, fino alle teorie sulla gravità a loop, di cui Rovelli stesso è uno dei principali teorici.

Nelle equazioni di Newton era sempre presente, ma oggi nelle equazioni fondamentali della fisica il tempo sparisce. Passato e futuro non si oppongono più come a lungo si è pensato. E a dileguarsi per la fisica è proprio ciò che chiunque crede sia l’unico elemento sicuro: il presente. Sono tre esempi degli incontri straordinari su cui si concentra questo libro, che è uno sguardo su ciò che la fisica è stata e insieme ci introduce nell’officina dove oggi la fisica si sta facendo.

VIDEOCONFERENZA, All’Inferno con Dante [ II ] , ALBUM FOTOGRAFICO – 19 maggio 2020

Martedi 19 maggio si è tenuta la seconda parte della videoconferenza di Luigi Pruneti: All’Inferno con Dante. Qui di seguito potete trovare le immagini relative all’incontro.

VIDEOCONFERENZA, All’Inferno con Dante [ I ] , ALBUM FOTOGRAFICO – 8 maggio 2020

Venerdi 8 maggio si è tenuta la prima parte della videoconferenza di Luigi Pruneti: All’Inferno con Dante. Qui di seguito potete trovare le immagini relative all’incontro.

Corpus Hermeticum


Corpus Hermeticum - Testo greco e latino a fronte
a cura di Valeria Schiavone - 2019
Editore: RCS Libri - Milano, 384 pagine.
 ISBN13: 978-88-1712-648-9

Attribuito a Hermes, nome greco del dio egizio Toth, protettore degli scribi e maestro di ogni sapere, il Corpus Hermeticum è una raccolta di diciotto brevi trattati mistico-mitologici redatti in greco e databili alla tarda età ellenistica, ricchi di canti e inni religiosi, cui si aggiunge un lungo dialogo intitolato Asclepio pervenutoci solo nella versione latina. Testo complesso e affascinante, il Corpus Hermeticum rappresenta un’originale interpretazione mistico-teologico-filosofica della realtà umana, vista come manifestazione stessa del divino. Molti sono i temi in comune con le altre filosofie e religioni misteriche: l’opposizione tra anima e corpo, il valore della contemplazione che porta all’estasi e, non ultimo, l’origine divina dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Al pari del neoplatonismo, dello gnosticismo e della mistica ebraica, il Corpus Hermeticum esercitò un forte influsso non solo sulla nascente speculazione cristiana e sui padri della Chiesa, ma anche su numerosi filosofi ed eruditi dal Medioevo al Rinascimento, che lo consideravano la rivelazione dell’arcana sapienza degli antichi.

VIDEOCONFERENZA, I tre regni e la simbologia massonica, ALBUM FOTOGRAFICO – 29 aprile 2020

Mercoledi 29 aprile si è tenuta la videoconferenza di Luigi Pruneti: I tre regni e la simbologia massonica. Qui di seguito potete trovare le immagini relative all’incontro.

GENOVA, Convegno: Iside e il Minotauro – 3 Ottobre 2020

A seguito del protrarsi della situazione relativa a Covid19, l’Ateneo Tradizionale Mediterraneo – rappresentato dal Rettore prof. Luigi Pruneti e dal Presidente Romeo Gatti – ha dovuto nuovamente spostare in autunno l’iniziativa già prevista per il 29 febbraio e successivamente per il 9 maggio.

Sabato 3 ottobre a Genova, alle ore 16.00, si terrà il Convegno: Iside e il Minotauro – Archetipi al femminile fra sospetto, timore e meraviglia. Il tema del Convegno verte sulla iniziazione – ed iniziabilità – femminile nelle varie epoche, nei vari culti misterici e nelle confraternite attuali; vi sarà anche un inquadramento giuridico del ruolo e del Diritto femminile nella Società attuale e in quella passata, oltre a interventi di taglio più antropologico.

L’evento – aperto alla cittadinanza – sarà ospitato presso i Saloni delle Feste di Palazzo Imperiale, in piazza Campetto, 8 – GENOVA. Saranno presenti relatori di prestigio come Cristiano Longoni, Maria Concetta Nicolai, Franco Eugeni, Pierpaola Meledandri, Massimo Rossi e il Rettore stesso Luigi Pruneti; sarà presente anche il Presidente dell’Ateneo Romeo Gatti; modera il tutto Oriano Perata.

L’Ateneo Tradizionale Mediterraneo ringrazia gli accademici Maria Rosaria Murmura e Nestore Bartoletti della sezione ligure e la Triskelll srls per la eccellente e preziosa opera di organizzazione del Convegno.

VIDEOCONFERENZA, L’Eresia del Male: i Catari fra storia e mistero, ALBUM FOTOGRAFICO – 20 aprile 2020

Lunedi 20 aprile si è tenuta la videoconferenza di Luigi Pruneti: L’Eresia del Male, i Catari fra storia e mistero. Qui di seguito potete trovare le immagini relative all’incontro.

GENOVA, Convegno: Iside e il Minotauro – 9 Maggio 2020

A seguito dei noti fatti e alle raccomandazioni della Regione Liguria, l’Ateneo Tradizionale Mediterraneo – rappresentato dal Rettore prof. Luigi Pruneti e dal Presidente Romeo Gatti – ha dovuto spostare, suo malgrado, l’iniziativa già prevista per il 29 febbraio: il sabato 9 maggio a Genova, alle ore 16.00, si terrà il Convegno: Iside e il Minotauro – Archetipi al femminile fra sospetto, timore e meraviglia. Il tema del Convegno verte sulla iniziazione – ed iniziabilità – femminile nelle varie epoche, nei vari culti misterici e nelle confraternite attuali; vi sarà anche un inquadramento giuridico del ruolo e del Diritto femminile nella Società attuale e in quella passata, oltre a interventi di taglio più antropologico.

L’evento – aperto alla cittadinanza – sarà ospitato presso i Saloni delle Feste di Palazzo Imperiale, in piazza Campetto, 8 – GENOVA. Saranno presenti relatori di prestigio come Cristiano Longoni, Maria Concetta Nicolai, Franco Eugeni, Pierpaola Meledandri, Massimo Rossi e il Rettore stesso Luigi Pruneti; sarà presente anche il Presidente dell’Ateneo Romeo Gatti; modera il tutto Oriano Perata.

L’Ateneo Tradizionale Mediterraneo ringrazia gli accademici Maria Rosaria Murmura e Nestore Bartoletti della sezione ligure e la Triskelll srls per la eccellente e preziosa opera di organizzazione del Convegno.

PESCARA, Il Vento e la Cetra, ALBUM FOTOGRAFICO – 14 febbraio 2020

Ecco qualche scatto della presentazione del libro di poesie Il Vento e la Cetra tenutosi a Pescara presso la libreria I luoghi dell’Anima.

Nelle foto il Rettore dell’Ateneo Tradizionale Mediterraneo prof. Luigi Pruneti, gli accademici Maria Concetta Nicolai, Franco Eugeni, Franca Minnucci ed altri…

L’Ateneo ringrazia la libreria di Pescara I luoghi dell’Anima che ha ospitato la serata con grande disponibilità.

MILANO, Mostra di Scultura: ‘Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna’ – 25 ottobre 2019/15 marzo 2020

Abbiamo recensito nel precedente articolo la mostra di Roma dedicata ad Antonio Canova e alla sua immortale scultura; ma ricordiamo ai nostri lettori che – negli stessi tempi in cui si tiene quella nella capitale – è stata allestita anche una diversa e parimenti interessante mostra a Milano:

Dal 25 ottobre 2019 e fino al 15 marzo 2020 alle Gallerie d’Italia in Milano, in Piazza della Scala 6 è visibile la mostra di scultura Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna.

Anche questa mostra rappresenta – sia per l’importanza e la bellezza delle opere esposte che per la grande rilevanza scientifica – una straordinaria occasione di conoscenza della scultura tra Sette e Ottocento.
Un periodo in cui quest’arte ha conosciuto una decisiva trasformazione grazie al genio dell’italiano Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822) e del danese Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770 – 1844), protagonisti e rivali sulla scena ancora grandiosa di una Roma cosmopolita dove hanno avuto modo di confrontarsi con i valori universali della classicità e dell’antico. Furono infatti riconosciuti e celebrati come i “classici moderni”, capaci di trasformare l’idea stessa della scultura e la sua tecnica, creando capolavori immortali che sono diventati, anche perché continuamente riprodotti, amati e popolari in tutto il mondo.

La prestigiosa collaborazione con il Thorvaldsens Museum di Copenaghen e il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, il contributo di prestiti fondamentali concessi da importanti musei italiani e stranieri, ma anche da esclusive collezioni private, hanno reso possibile confrontare, per la prima volta in una mostra, i due artisti, seguendoli nel loro affascinante percorso biografico e creativo. Il paragone era avvenuto originariamente a Roma, dove hanno trascorso la maggior parte della loro vita e raggiunto la celebrità grazie a una carriera straordinaria. Canova vi si era trasferito nel 1781 da Venezia, mentre il più giovane Thorvaldsen lo raggiungerà nel 1797 da Copenaghen. Nei due decenni successivi e oltre, quando la loro presenza ha fatto di Roma la capitale della scultura moderna, furono rivali e si sfidarono sugli stessi motivi e soggetti, dandone ciascuno la propria originale interpretazione. Si trattava delle figure dell’antica mitologia che, come le Grazie, Amore e Psiche, Venere, Ebe, rappresentavano nell’immaginario collettivo occidentale l’incarnazione dei grandi temi universali della vita e della morte, come il breve percorso della giovinezza, l’incanto della bellezza, le lusinghe e le delusioni dell’amore.

La possibilità di radunare le loro statue più belle ha permesso di allestire un vero Olimpo di marmo, emblema di una civiltà che guardava all’antico come paradigma, ma reinterpretandolo in chiave moderna. Canova fu un artista rivoluzionario, capace di assegnare alla scultura il primato sulle altre arti, attraverso il confronto e il superamento degli antichi. Thorvaldsen, studiando l’opera e la strategia del rivale, si ispirò a un’idea più austera e nostalgica della classicità, avviando una nuova epoca dell’arte nordica dominata dal fascino intramontabile del mondo Mediterraneo.

Gallerie d’Italia, Piazza della Scala – 6, Milano

Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30. Il Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì. Ultimo ingresso: un’ora prima della chiusura.